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日志


7月26日

...InPartenza..

Nella migliore delle mie tradizioni, mi ritrovo a qualche ora dalla partenza con una borsa ancora da riempire, e tanta voglia di poter svuotare invece la mia testa..

Una vacanza, una stagione attesa per tantissimo tempo, per un intero ciclo, "la vacanza da diploma non si dimenticherà mai", questo mi hanno detto, il suo inizio certamente non lo dimenticherò.

Mi domando come sia possibile essere pronti a partire due settimane prima e ritrovarsi nelle ore più buie della notte della vigilia pregando ad una luna incandescente di attendere ancora, di avere altro tempo.

La valigia non pronta ancora, sembra essere il frutto finale di 10 giorni in cui tutto può cambiare, innescando un processo dall’interno per terminare con la distruzione all’esterno.

Il mio ipocentro emotivo provocato da una incredibile rottura, prima ancora avvertita da piccolissime crepe, se solo avessimo ascoltato quei timidi scricchiolii, se soltanto non fossi stata tanto insicura da vedere velatamente tutto perfetto..
Ed invece giocando al gioco del se fossi, ora, osservo i disastri..
la mia camera così disordinata poco curata, in questi giorni stranamente sola, non condivisa da me, la finestra impolverata otturata dall’opprimente afa estiva non lascia filtrare il triste odore del recente passato mescolandosi con la non diversa fragranza di questo presente..un acido profumo che ben gioca il ruolo di sfondo nella famiglia, che non trova collante con me, che fa di me e mia madre due poli magnetici identici, che si respingono nel momento in cui una futura partenza successiva a questa non concederà molto tempo alle seguenti riappacificazioni troppo indirette per una lontananza prossima.

Il passo che mi trascina ormai verso quella camera si arresta scioccato ed i miei occhi si riflettono in loro all’interno di uno specchio che non mente su quei disastri, non è ipocrita con la causa di tutto, rivelandomi come i danni maggiori siano nell’epicentro da cui nacque il catastrofico principio.

Quasi non mi riconosco ma non vi è sorpresa nei miei occhi, davanti alla difficoltà spenti e piccoli contro la loro solita natura, la mia anima la sento sanguinare nel muto silenzio di quell’orgoglio squarciato, un’istantanea percezione del corpo in quello stato che rinnego, mi concede l’affondo finale, rimango in piedi, a fuggire da quella malvagia prigione il sempre più minuto spirito sofferente, corre via dopo quella spartizione, rifiuta per me le responsabilità di quel terremoto, ma diviene il dolore mio stesso.

Troppo piccola ancora tra spirito e anima, per accettare le responsabilità e fuggo dal mondo vagando nella mia tana ovvio nascondiglio che diviene la mia inespugnabile fortezza.

Il mio terremoto mi ha uccisa e da morta apparente ho vissuto i giorni prima della partenza, quelli che sarebbero dovuti essere gloriosi per la fine di un ciclo segnata dalla pubblicazione di un numero che detta verità o bugie su di una carriera durata anni.

Mi separo però da quel cristallino raccoglitore di immagini riflesse, ho una valigia da preparare, da riempire cercando di ricordare una lista mai compilata, oscurata troppo facilmente da quella nera di soli dieci giorni..

Con i primi indumenti da portare via all’interno della borsa riecheggia il terrore di abbandonare il mio nascondiglio, di far riflettere i miei occhi in altri, specchi umani dalle proprie visioni, temo i giudizi che ne scaturiranno, la sensazione del vento che riporterà l’inevitabile percezione del corpo.

Angoscia, paura, tristezza, solitudine, questa la mia valigia prima della partenza dei miei sogni così vicini da parere appartenenti ad un’altra vita.

Il risveglio così brusco da reclamare il dolce morbido giaciglio, tuttavia è il momento di lasciarlo, di affrontare la quotidianità del mattino con la luce accecante che nulla nasconde o protegge, l’ora del risveglio è giunta, come per un bimbo giunge il momento di compiere i primi passi, come lui avrò un inizio di cadute e di nuovo in piedi dolorante mi muoverò a fatica, ma devo andare, ed imparare, oppure, dicendo propriamente, di gettare questa pesantissima ancora e salpare, viaggiare, dissipare tutto questo tutti i miei disastri ricostruendomi con qualcosa di nuovo, ecco perché parto e vado via…in v a c a n z a.

Al ritorno non ci sarà quello che ho lasciato, porto tutto con me, e a disfare la valigia desidero ancora avere la testa piena, ma sarò pronta per partire ancora, definitivamente, con qualcosa di nuovo…..e…. non so cosa sarà.


A TUTTI

BUONE VACANZE !!! 

7月6日

..TheEnd..

 
Come sempre piena di pensieri prima di mettermi alla scrivania, poi su di una tastiera prendono vita, e li vedo fluire, senza un ordine logico o sintattico, ahimè…non è ancora arrivatoil momento questo è vero, ma immagini apparentemente lontane ritornano tutte improvvisamente e come nel film più perfetto le vedo ordinarsi a formare un mosaico incantevole su ragazzi che non posso credere abbiano fatto parte della mia vita per 5 anni, forse è vero, non ho mai provato coinvolgimento tale da immortalare ognuno di loro nel mio cuore, ma li ho visti ogni giorno, loro hanno visto me, nel pianto nelle risate mi hanno sentita urlare mi hanno fatta sorridere, sono entrati tutti a far parte anche di un solo pezzettino mio.

Ed ora ecco, me e loro alla fine del viaggio, che ci ha visti insieme per anni, mi batte il cuore pensando che non li vedrò più con la stessa frequenza, e se la mente si lascia avvolgere da questi pensieri , il cuore palpita commosso continuano quelle immagine a fluire con della dolce musica che trasporta lontano da qualunque luogo fisico, capace di regalare ancora quella felicità e quei ricordi, e i brividi sulla pelle sussurrano con la loro solleticante sensazione tutto di quei momenti, mentre la tempestività del tempo e il suo fluire mi ricorda della realtà della fine.

Di nuovo sorrido nel vedere quei volti così agitati, le mani portate alle labbra in un gesto distratto e calmante, odo i respiri affannosi di chi si prepara ad entrare a varcare la soglia che ultima tappa consegnerà a noi tutti il sigillo di questi cinque anni. Ma nel varcarla quella porta, un istante che se fermato è il forziere della nostra vita prima di quel passettino decisivo, lo vedo dai loro sguardi, dal mio che agitato per l’attesa si lascia più facilmente rapire per evadere nel passato che pare non voglia diventare tale proprio quando invece dovrebbe esserlo definitivamente. Banalmente mi sovviene il primo giorno di scuola, quando i nostri sguardi ,ora esperti nonostante l’agitazione, prima goffi impacciati, di alcuni, altri invece indagatori sui nuovi conviventi, se solo avessi saputo quel giorno che tutti loro sarebbero entrati definitivamente nella mia vita, non mi sarei affannata a cercare un posto con cura, ed infatti in questo tempo, fortunatamente, sono entrata in quasi tutti i nostri universi vicini, per poi finalmente trovare posto nel mio.

Vivevamo ogni istante con pienezza ,e forse soltanto in questi anni, non ho mai vissuto un’ora scolastica pensando alla fine di tutto, ognuna è stata colma di ansia, agitazione, tristezza, noia, e resistenza per celare delle risate alle volte troppo grandi per rimanere in sordina..

Gridare “ho finito il liceo” è un sogno che mi accompagna forse dall’inizio del liceo, come so è stato per ognuno di questi ragazzi…ma prendo consapevolezza che ora che si prepara la realizzazione del sogno, sono colma di nostalgia, che sommerge quelle utopie di libertà, di evasione, da una dolcissima routine ora al termine..

Non sono malvagie queste onde leggere malinconiche, tutte ricolme di pezzettini di compagni di classe che non potranno essere dimenticati mai, ognuno, seppur in maniera differente è e sarà per sempre legato ad un momento, insieme tutti, sono le pagine del mio diario lungo ben 5 anni, e un libro non è tale se viene eliminata anche soltanto una lettera.

Nella pienezza dei ricordi, posso da ora affermare con ferma certezza,che mai nessun istante della mia vita sarà vissuto così intensamente per tantissimo tempo continuo come il mio liceo, mura decadenti forse, ma contengono la mia anima viva di emozioni legate ad ogni pezzettino di quell’edificio, il benvenuto ogni volta che ritornerò, ogni momento che ricorderò, ogni secondo che vorrò rivivere, dall’odore ai rumori di chi è dopo di noi….è per sempre il mio liceo, il nostro liceo, con gli occhi leggermente umidi riuscirò a scorgere da una finestra ancora la mia immagine che vive quelle sensazioni, anche se il vento mi consolerà ora all’esterno, quando le mie palpebre si chiuderanno sussurrerò il mio saluto voltandomi per andare, volare e lasciare questo nido, insieme ad una gocciolina che spesso sentirò rigarmi il viso.

 

Avevano ragione, non si dimenticano 5 anni, che alla conclusione si tramutano nel più dolce dei lieti fine!

Oggi 6 luglio 2007 le ho percepito fisicamente queste dolci sensazioni..

..NonDimenticheròMai..